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Arredi sacri

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L'arredo tessile e la suppellettile religiosa



 La bellezza artistica dei reperti liturgici, manifesta il fervore della fede dei nostri padri che generosamente offrivano al Signore quanto di più pregiato possedevano.
 La tradizione di contribuire ad abbellire la propria chiesa è sempre stata viva, soprattutto nei piccoli centri, i cui abitanti commissionavano ai monasteri di clausura o ai laboratori artigiani, la confezione dei paramenti e delle suppellettili più preziose.
  proprio quello che è successo anche per la chiesa della Madonna della Sbarra.
 L'edificio venne costruito su espressa richiesta di tutta la comunità panicalese, richiesta che scaturiva dalla fede verso l'immagine miracolosa della Madonna del 1415, edicola tuttora conservata nella chiesa stessa. 
 Dopo la sua edificazione devono essere stati molti i contributi elargiti dalla popolazione, tali da attirare le attenzioni degli ecclesiastici locali; il patrimonio della chiesa doveva essere così cospicuo che ci volle un "breve" del pontefice Paolo V per frenare l'interesse clericale ed affidare tutta la gestione dei beni della chiesa alla comunità di Panicale.
 Da quel momento la Madonna della Sbarra è stata mantenuta dal comune che ne conserva in archivio i libri contabili fino al 1860.
 Gli arredi destinati ad ornare la chiesa sono numerosi, anche perchè dovevano servire per "apparecchiare" la mensa sia dell'altare maggiore che di altri quattro altari laterali. La presenza di diversi tipi di candelabri in legno tornito, argentati, dorati o laccati, ne distingueva la destinazione e il periodo liturgico. Ogni altare, oltre naturalmente alla grande pala che lo sovrasta, mostrava la sua tovaglia più bella (mentre sotto ne aveva altre due) e le cartagloria, cornici intagliate contenenti alcune scritture rituali.

 Nella chiesa sono poi necessarie le lampade pensili, dove bruciava la fiammella per il Santissimo, baldacchini, lampade portatili ed emblemi montati su aste per le processioni.
 Nella chiesa della Sbarra è presente anche una bellissima statua lignea della Madonna corredata di abiti nei vari colori da combinare secondo il momento liturgico, che veniva portata in processione su una maestosa macchina in legno dorato intagliato.

 Non bisogna dimenticarsi di quelle suppellettili destinate espressamente alla cerimonia religiosa: calici e patene, turiboli e navicelle, ostensori e reliquiari. Un altro importante elemento presente in ogni corredo di chiesa sono i paramenti. Ogni sacerdote indossa le sacre vesti per celebrare degnamente il rito religioso. Sono forse gli oggetti che più colpiscono l'occhio del fedele: ogni periodo liturgico ha i propri colori e decorazioni pregni di significato simbolico.
 Come è accaduto in molte chiese, purtroppo il passare del tempo, l'incuria dell'uomo, i furti, gli errati metodi conservativi hanno contribuito alla dispersione di un incommensurabile tesoro d'arte e di fede unico nel suo genere. Allo stato attuale della ricerca, non avendo potuto consultare le visite pastorali, sono stati rinvenuti pochi documenti: un inventario manoscritto del Canonico Giovanni Pietro Buzio del 1729, le schede fotografiche e inventariali organizzate dalla Soprintendenza ai Beni Culturali dell'Umbria nel 1973 e l'Inventario dei paramenti sacri predisposto dall'Associazione culturale Pan Kalon realizzato nel 2001.

 In verità tutti questi documenti presi singolarmente risultano incompleti, ma dal loro confronto si ha un quadro più preciso e dettagliato di quello che è stato il patrimonio della Chiesa.
 Si tratta di un corpus che va dal XVII al XIX secolo, raccolto nelle stanzette del piano superiore dell'edificio, che costituirà un prezioso strumento di conoscenza della storia della comunità.

 Con questa iniziativa si vuole consegnare idealmente alla comunità di Panicale e in particolare ai più giovani, un patrimonio destinato normalmente a vivere nelle cassettiere e negli armadi delle sacrestie.
 Lo studio approfondito di ogni singolo oggetto, permetterà di ricostruire uno spaccato della vita dell'antica città e i documenti attesteranno le scelte devozionali dei nostri predecessori.

Giuliana Nagni
 

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